eosonline.iteosonline.it

realizzazione e gestione siti internet

per informazioni chiama subito Phone 366.1385153 

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Temesa

L'omerica città del bronzo

calabriaportal immagine non disponibile

Temesa era un’antica città della Calabria, situata indicativamente nei pressi dell’odierna Campora San Giovanni, anche se, sono molti i luoghi che se ne attribuiscono l’identificazione.

Strabone nel Geografia la descrive come la prima città dei Brettii partendo da Laos, situata poco prima di Terina (quest'ultima già distrutta al suo tempo). Sempre secondo il geografo greco fu fondata dagli Ausoni, e successivamente abitata dagli Etoli che vi arrivarono con Toante; secondo Licofrone fu fondata dai focesi figli di Ifito e nipoti di Naubolo, entrambi guerrieri greci menzionati da Omero nel Catalogo delle navi (νεῶν κατάλογος).

Nel VI secolo a.C. Temesa era sotto il controllo di Sybaris, e dopo la sua caduta ad opera dei crotoniati, passò sotto il controllo di Kroton, e successivamente sotto il controllo di Locri Epizefiri.

Tra il IV ed il III secolo a.C. la città fu occupata dai Brettii e fu riorganizzata dal punto di vista amministrativo. Successivamente, fu e occupata da Annibale e infine dai Romani nel 194 a.C., che la trasformarono in una colonia, mutandogli il nome in Tempsa.

La città continuò ad esistere anche nell’alto medioevo, elevata a diocesi bizantina. L’ultima notizia certa sull’esistenza di Tempsa è dell’870, quando il vescovo Giovanni di Tempsa viene citato tra i vescovi presenti nel Concilio Costantinopolitano IV, in cui si condannava lo Scisma di Fozio.

Dopo la conquista araba dell’area e la riconquista bizantina avvenuta nell’ 885, la diocesi prese la denominazione di Amantea–Tempsa, questo fa dedurre che Tempsa ed Amantea erano due città diverse, e per un certo periodo anche contemporanee. Nel territorio di Orsomarso, all’interno della chiesa di Santa Maria di Mercuri, edificio risalente all’XI secolo, è presente una dicitura che attesta che la chiesa apparteneva alla diocesi di Tempsa; questo sposta di circa 150 anni l’esistenza della città dopo l'870.

Temesa Omerica

Temesa viene citata da Omero “a Temesa per bronzo”, questo attesta quanto sia antica la città, da venir menzionata da altri popoli in poemi tanto importanti, difatti, nel mondo antico la città era nota per l’eccelsa produzione del bronzo; Strabone scrive che presso la città, al suo tempo ( I secolo d.C.), esistevano delle miniere di rame abbandonate.

Cave di Rame di Temesa

Anche se non in modo ufficiale, sembra che le cave di rame dell'antica Temesa siano state individuate presso la contrada Vetriolo di Amantea, nel territorio di Campora San Giovanni; nell'area sono stati rinvenuti reperti e scarti del rame vetrificato, nonché parte delle fornaci utilizzate per la sua lavorazione.

Heròon di Temesa

Presso Temesa, era edificato un Heròon circondato da ulivi selvatici, sacro a Polite, compagno di Ulisse. Secondo il mito, Polite fu ucciso dagli abitanti della città a tradimento (in un’altra leggenda, per aver violentato una giovane del luogo quando era ubriaco), e per questo motivo fu tale lo sdegno, che divenuto demone imperverso sulla città. Per placare l’ira del demone la città, su responso di un oracolo, decise di pagargli un tributo annuale. Quando la città fu conquistata da Locri Epizefiri, il pugile Eutimo, scese negli inferi, sfidò Polite e dopo averlo battuto lo obbligò a liberare la città da tributo.

Temesa raccontata da Pausania

Lo storico greco Pausania parla di Temesa e racconta di un dipinto presente ad Olimpia che la riguardava.

Racconto di Pier Giovanni Guzzo: "Gli abitanti di Temesa avevano ucciso uno dei compagni di Ulisse, a nome Polite: l'ombra di esso, terrorizzando con le sue apparizioni la città, impose, per essere placata, il tributo annuale di una vergine. Il rito si compiva da lungo tempo, finché Eutimo di Locri, vincitore ad Olimpio nel primo quarto del V secolo, sconfisse lo spietato fantasma e liberò la città. La pittura (ad Olimpia) raffigurava la personificazione della città stessa, dei fiumi Sybaris e Calabro, della fonte Lika, oltre al fantasma stesso".

contentmap_plugin

Pubblicità su calabriaportal.com


Per inserire anche la tua azienda chiama subito Phone 366.1385153