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Storia di Belvedere Marittimo

Stemma di Belvedere MarittimoVele Guida BluParco Nazionale del Pollino

Il territorio di Belvedere Marittimo fu abitato già in età del bronzo, come si evince dal ritrovamento di un’ascia in bronzo, rinvenuta nel 1886 presso il fiume Soleo nella contrada Oracchio.

Tra il IV ed il III secolo a.C. fu popolato da gente di stirpe brettia, come attestano i ritrovamenti esposti al Museo dei Brettii e del Mare di Cetraro.

Sull’esatta origine dell’attuale centro storico, non si hanno notizie certe, di sicuro si sa che la rocca precedente all’attuale castello, era in mano longobarda prima del 1046, anno in cui, fu distrutta dal normanno Drogono d’Altavilla. 

Tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII secolo, nacque a Belvedere il martire francescano Daniele Fasanella, decapitato a Ceuta il 13 ottobre del 1227 e canonizzato da papa Leone X nel 1516; oggi San Daniele Fasanella è patrono di Belvedere Marittimo.

Nel  1287 il castello longobardo fu restaurato da Ruggero di Sangineto, che a lavori ultimati, trasferì a Belvedere la propria residenza, e con essa la sede del Feudo, ritenendo Belvedere, un luogo più strategico.

Nel 1289 Belvendere, come Sangineto, fu posto d’assedio dalle truppe aragonesi e siciliane di Giacomo d’Aragona, ma resistette eroicamente senza capitolare; per questa resistenza, gli angioini premiarono l'eroismo di Ruggero di Sangineto, nominandolo nel 1313 ministro di giurisdizione suprema in Calabria.

Fino al 1376 Belvedere rimase un possedimento dei Sangineto, ai quali seguirono in seguito le famiglie Sanseverino, Orsini-Del Balzo, e Citrario fino al 1426, poi ritornarono i Sanseverino.

Nel 1442 il regno di Napoli fu conquistato dagli Aragonesi, ma le ostilità tra i feudatari e il re Ferdinando I continuarono fino al 12 giugno 1487; dopo la fallita congiura dei baroni calabresi dell'anno precedente, molti feudi furono confiscati e messi in vendita; tra questi anche il feudo di Belvedere, che apparteneva a Gerolamo Sanseverino; oltre alla confisca e alla vendita dei beni del feudatario, il re aragonese ordinò la ristrutturazione del castello.

Nel 1495 i Sanseverino ritornarono con Berardino Sanseverino, approfittando della grande confusione venutasi a creare dopo la morte di Ferdinando I e la calata in Italia del re di Francia Carlo VIII.

Nel 1504 iniziò la dominazione spagnola con il re d'Aragona Ferdinando VII, Belvedere, in quel periodo, era in possesso della famiglia Giustiniani di Genova, ma ritornò in mano dei Sanseverino nuovamente nel 1508.

Nel XVI secolo vi nacque Cecco Pisano, pilota dell'armata cristiana nella Battaglia di Lepanto, che ebbe il compito di verificare prima dello scontro, il numero di navi di cui era composta la flotta ottomana.

Sempre nel XVI secolo, ci fu un grande sviluppo per le attività agricole ed industriali calabresi, come la cerealicoltura, la produzione dell'uva e del vino, la coltura dell'ulivo, del cotone e del riso, della canna da zucchero, e soprattutto della seta; queste furono tra le principali attività i cui prodotti furono richiesti ed esportati nel resto degli stati italiani e negli altri paesi esteri. Belvedere fu segnalato tra i maggiori centri di coltivazione della canna da zucchero e della produzione della pregiata seta e, successivamente, anche dell'uva passa.

Nel 1622 Belvedere fu concessa da Filippo III, futuro re di Spagna, a Tiberio Carrafa col titolo di principe.

Nel 1738 il regno di Napoli e di Sicilia, ritornarono indipendenti sotto Carlo III di Borbone, con l’arrivo nel Regno di Napoli dei francesi di Napoleone Bonaparte, Belvedere mostrandosi ostile fu pesantemente saccheggiata. 

L’ultimo feudatario di Belvedere fu Vanden Einden Carrafa, che mantenne la città fino al 1830, anno della sua morte.


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