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Storia di Buonvicino

Stemma di BuonvicinoParco Nazionale del Pollino

Buonvicino

Buonvicino fu fondato verso la fine del XIII secolo, dall’unione di tre villaggi: Salvato, Tripidone e Trigiano.

Salvato e Tripidone erano due casali arroccati sulle pareti della Rupe dello Stretto, a sud di Serra Pagano; nel territorio dell’attuale Belvedere Marittimo, sorgeva, invece, Trigiano.

Tra i tre insediamenti, all’inizio, ci furono continue faide, gli abitanti di Salvato e Tripidone, sempre in cerca di cibo, assediavano i fertili territori dì Trigiano; questo fin quando l’imperatore Michele IV di Costantinopoli, diede in privilegio le terre e i coloni di Trigiano a San Ciriaco, abate basiliano del monastero di Santa Maria dei Padri, che sorgeva nel territorio dell’attuale Buonvicino.

Da quel momento i rapporti tra le comunità cambiarono, i frati, infatti, concessero a tutti e tre i casali di coltivare e praticare il pascolo nelle fertili terre.

Successivamente, il monastero fu nominato eparchia, ente superiore nella circoscrizione territoriale, comprendente tutti i centri basiliani dell’Alto Tirreno, e divenne punto di riferimento del rito greco-ortodosso dell’area.

Attratti dall’influenza benefica esercitata dal monastero, nel corso degli anni, molti abitanti dei tre villaggi si trasferirono nei pressi del convento.

Il nuovo borgo, secondo gli storici, esisteva già prima del 1327; indicato all’inizio come buoni vicini o buono vicino, divenne poi, per una corruzione linguistica, Bomvicino, Bombicino o Bonivicini.

Il paese deve probabilmente il suo nome ai monaci basiliani, che decisero di suggellare l’unione tra le tre comunità con questo appellativo.

Solo a partire dal 1869 il paese adotterà l’attuale denominazione di Buonvicino.

Successivamente alla fondazione, sotto gli Aragonesi, Buonvicino fece parte del vastissimo territorio concesso a Luca Sanseverino. Alla sua morte, avvenuta nel 1487, accusato di aver partecipato alla congiura contro il re Ferrante d’Aragona, le sue proprietà furono confiscate.

Nel 1488 il centro passò a Paolo Sersale, per poi ritornare in possesso dei Sanseverino, con Bernardino nel 1495.

Ereditato dal figlio Pietrantonio nel 1515, rimase in suo possesso fino al 1559, anno della morte.

Il feudo, da allora e fino al 1606, fu del figlio Niccolò Bernardino, che lo vendette per 10.200 ducati a Fabio De Paola, signore di Malvito.

I baroni De Paola trasferitisi a Buonvicino, tassarono pesantemente la popolazione riducendola in miseria. 

I soprusi subiti per anni sfociarono nella rivolta del 17 giugno 1648, che portò alla cattura e all’uccisione dei feudatari, di cui sopravvisse solo Ippolita Laudemia De Paola; ma, la repressione della rivolta non si fece attendere, e fu tremenda.

Laudemia, successivamente, andò sposa a Lucio Cavalcanti, portando in dote Buonvicino.

La famiglia Cavalcanti ne divenne, quindi, proprietaria fino all’eversione della feudalità, avvenuta nel 1806. 


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