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Peperoncino Calabrese

Peperoncino Calabrese

La Calabria ha tante prelibatezze, eccellenze, posti meravigliosi, ma la prima cosa a cui si viene associati quando si esce fuori regione è sua maestà “lu cancarìeddu”!!!

Che lo chiamiate pìpi rùssu, pipàzzu, cancarìeddu, cancarìellu o diavulìllu, sulle tavole dei calabresi, non manca mai il peperoncino!

Penso che a tutti sia capitata la classica domanda “Sei calabrese? Mangi il peperoncino?”

Calabria–peperoncino è divenuto un binomio indivisibile che trova la sua apoteosi nel Festival del Peperoncino che ogni anno nel mese di Settembre viene organizzato dall’Accademia Nazionale del Peperoncino, nella splendida location della città di Diamante.

Ma dove nasce questo binomio, Calabria - peperoncino?

Il peperoncino, come il suo cugino prossimo, peperone, è di origine americana, quindi fino al 1492, i calabresi non sapevano nemmeno della sua esistenza, furono gli spagnoli ad introdurlo in Calabria dopo averlo importato dalle Americhe, e poiché questa solonacea si adattò benissimo al clima ed alla terra della Calabria, presto si diffuse come spezia per arricchire le povere tavole dei contadini calabresi, che non potevano permettersi l’acquisto delle costose spezie orientali o africane!

E’ così, entrato in punta di piedi, per arricchire la tavola dei poveri, il peperoncino ha saputo ritagliarsi un posto di primaria eccellenza in terra di Calabria!

Il primo riferimento scritto sul peperoncino di Calabria è del 1635, ed a descriverlo fu il grande teologo calabrese Tommaso Campanella nella sua opera Medicinalium Iuxta Propria Principia. Campanella descrisse le proprietà benefiche del Piper rubrum indicum sulla salute.

Oggi il peperoncino lo si trova ovunque, come spezia nei salumi, companatico per la pasta, tritato in un’insalata, nelle confetture, nei liquori, nel cioccolato piccante, raffigurato come souvenir o gadget, impresso sulle magliette o ritratto nei quadri e sui muri, appeso nella caratteristica treccia ad un muro, o posto a guarnire un bouquet di una sposa!

Nella regione tutti hanno almeno una piantina, tranne se non si ha il posto nemmeno per un vaso di fiori e viene coltivato in tantissime varietà, ma quelli tipicamente calabresi è certificati dal marchio di qualità I.G.P. ottenuto nel 2007 sono quattro:

il Peperoncino Naso di Cane, che è un peperoncino di forma conica, usato prevalente in cucina, per essere farcito con il tonno o le olive, essiccato e macinato in scaglie o in polvere, utilizzato per aromatizzare gli  insaccati;

la Guglia o Spingoletta, che è un peperoncino di forma conica allungata, leggermente ricurvo,  usato prevalente allo stato fresco, sulla tavola in pezzetti come condimento di numerosi piatti tradizionali, nelle conserve sotto aceto o sott’olio;

la Sigaretta, che è un peperoncino di forma diritta e sottile, usato prevalente essiccato intero, nelle conserve sotto aceto o sott’olio;

il Ceraso, Cerasella o Cerasiello,  che è un peperoncino di forma tonda, simile a quella delle ciliegie, usato prevalente allo stato fresco, o nelle conserve sotto aceto o sotto olio.

I peperoncini calabresi non sono molto piccanti se paragonati ai bhut jolokia, trinidad scorpions o habanero, ma hanno il giusto grado piccantezza, che insaporisce i piatti senza “rosolare” la lingua, in pratica danno quel tocco di classe che fa amare il gusto piccante delle cose! 


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