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Beato Gioacchino da Fiore

Una delle massime personalità della storia calabrese

Gioacchino da FioreGioacchino da Fiore, nacque a Celico nella Presila Cosentina nel 1130, dove tutt’ora è presente la sua casa natale (Chiesa di Santa Maria Assunta); secondo alcune fonti, da una famiglia di umili origini, secondo altre da un notaio del luogo.

Fu monaco, abate, teologo, esegeta, apologeta, pensatore, riformatore, mistico, filosofo, veggente, asceta, profeta; da un lato scriveva e predicava, dall'altro si macerava in incredibili penitenze; per questo può essere considerato una delle personalità più importanti della storia calabrese.

Tra le tante cose, a lui viene attribuita la predizione dell'ordine francescano e domenicano, nonché dei colori dei relativi abiti.

Abbracciò l’abito cistercense dopo aver visitato la Terra Santa, fu novizio presso l’Abbazia di Santa Maria della Sambucina a Luzzi, tra il 1150 ed il 1160, e nel 1177 fu nominato abate dall’Abbazia di Santa Maria di Corazzo (Carlopoli), in cui rimase fino al 1187, quando da papa Clemente III fu esonerato dai suoi doveri di abate perché potesse liberamente attendere ai suoi studî; proprio nel periodo in cui fu abate, realizzò alcune delle sue maggiori opere.

Fondò l'ordine, poi detto florense, approvato da Papa Celestino III con una bolla del 1196.

Nel 1189 fondò nel cuore della Sila Piccola un cenobio denominandolo Fiore, in onore di Gesù (quel Dio bambino che era nato in Betlemme, così come il frutto si sviluppa dal Fiore); lo stesso identificato nei resti rinvenuti presso Fiore Vetere, andò distrutto nel 1214 e riedificato dall’abate Matteo I, nell’attuale abbazia florense di San Giovanni in Fiore.

Morì il 30 Marzo del 1202 a San Martino di Canale, nel territorio di Pietrafitta, mentre dirigeva i lavori del monastero florense, dove fu inizialmente seppellito.

Nel 1226 il suo corpo fu riesumato e trasferito presso la nuova Abbazia Florense, nell’attuale territorio di San Giovanni in Fiore.

Tra le sue opere teologiche: il De articulis fidei e il De unitate seu essentia Trinitatis, contro Pietro Lombardo, opera condannata poi nel Concilio Lateranense del 1215 e oggi dispersa (un Liber contra Lombardum di analogo contenuto, giunto fino a noi, è di scuola gioachimita); tra le esegetiche: Concordia Novi ac Veteris Testamenti, la Expositio in Apocalipsim e il Psalterium decem chordarum e, incompiuto, il Tractatus super quattuor Evangelia; una raccolta di sermoni; una biografia di San Benedetto e infine una polemica contro gli Ebrei, il Contra Iudeos. Assai discussa l'autenticità di un compendio delle dottrine di Gioacchino, con illustrazioni esplicative coeve, noto come Liber figurarum.

La sua fama lo seguì anche nei secoli successivi; Dante Alighieri lo citò nel Paradiso della Divina Commedia (XII, 140-141) nei celebri versi: ".. elucemi dà lato il calavrese abate Giovacchino di spirito profetico dotato"

Fu dichiarato Beato nel 1688; nel 2001 l'arcivescovo di Cosenza-Bisignano Monsignor Giuseppe Agostino ha riaperto il processo di canonizzazione.

Ricorrenza del Beato Gioacchino da Fiore » 30 Marzo


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