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Uluç Alì Pascià

Uno dei più grandi ammiragli dell'impero Ottomano

Uluç Alì PasciàUluç Alì Pascià nacque a Le Castella nel 1519 con il nome di Giovan Dionigi Galeni.

Fu catturato dal corsaro algerino Khayr al-Dīn Barbarossa nel 1536, mentre stava per entrare in convento per diventare un monaco.

Dopo la cattura fu portato a Istambul e venduto al rais Jafer Pascià (di origine calabrese come Galeni), e dal rais fu messo a remare su una delle sue galee.

Dotato di grande talento, riuscì a mettere in luce le sue qualità a tal punto che il rais Jafer gli diede il comando della sua flotta e la figlia in sposa.

Divenuto comandante, si convertì all'islam e cambiò nome in Uluç Alì, per uccidere senza rischio di condanna un turco che lo aveva schiaffeggiato in precedenza; questo episodio è riportato nel Don Chisciotte da Miguel de Cervantes, che lo aveva appreso mentre era schiavo dei turchi.

In Europa Giovan Dionigi Galeni divenne Alì il Rinnegato, per la sua conversione all'islam e il suo nome fu storpiato in Occhialì o Uccialì.

Nel corso della sua grande carriera, Uluç Alì Pascià divenne prima comandante della flotta di Alessandria, poi pascià di Algeri e infine governatore di Tripoli.

Nel 1555 fu l'artefice della cattura della galea di Pietro Mendoza nei pressi di Favignana, e nel 1561 a Marettimo della cattura di Vincenzo Cicala e Luigi Osorio.

Secondo fonti dell'epoca, in accordo con cospiratori calabresi cercò per staccare la Calabria dai regni spagnoli e unirla ai domini turchi.

Nel 1560 partecipò alla battaglia di Gerba e successivamente cercò di catturare il duca Emanuele Filiberto di Savoia presso Nizza.

Nel 1565 subentrò a Dragut a capo della flotta ottomana, dopo la sua morte avvenuta durante l'assedio di Malta.

Nel 1571 pose sotto assedio la città dalmata di Curzola.

Considerato il miglior comandante della flotta ottomana, nell'ottobre del 1571 combatté a Lepanto contro Gianandrea Doria e fu l'unico che nella battaglia riuscì ad insidiare Don Giovanni d'Austria, per poi portare in salvo trenta navi turche a Istanbul, riportando come trofeo lo stendardo dei Cavalieri di Malta; dopo questa battaglia ottenne dal Sultano Selim II il titolo di ammiraglio della flotta turca e l’appellativo di Kılıç Alì (Alì la Spada).

Forte della nuova carica, ricostruì in un anno la flotta distrutta a Lepanto e nel 1572 riuscì a sfidare ancora le flotte cristiane.

Nel 1574 riconquistò per l'impero ottomano Tunisi.

Morì nel luglio del 1587 nel suo palazzo di Top-Hana nei pressi di Istanbul e lasciò ai suoi numerosi schiavi e servitori case e beni di sua proprietà, concentrati in un villaggio da lui fondato e chiamato "Nuova Calabria".

Una leggenda che circolava sul suo nome, raccontava di un viaggio clandestino sulla costa di Le Castella allo scopo di riabbracciare la madre, che invece lo maledì per la sua abiura della fede cristiana.


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