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Boemondo I D’Altavilla

Il Guerriero che realizzò l'impossibile

Boemondo d'AltavillaBoemondo D’Altavilla, conosciuto anche come Boemondo D’Antiochia, nacque a San Marco Argentano nel 1058, figlio primogenito di Roberto il Guiscardo e di Alberada di Buonalbergo.

Secondo la tradizione popolare fu battezzato con il nome di Marco, in onore al paese nativo, ma è stato sempre denominato Boemondo, come la leggendaria creatura biblica, il Behemoth.

Dopo aver partecipato alla campagna d'Epiro contro i bizantini, nel 1085 alla morte del padre costrinse il fratello Ruggero, erede della contea di Puglia, a cedergli Bari e Taranto.

Di nuovo in guerra contro il fratello nel 1087, tirò dalla sua parte Catanzaro e Cosenza; nel 1093 si impadronì di molti possedimenti della Calabria, che restituì al fratello ottenendo la pace.

Nel 1096 prese parte all’assedio di Amalfi, ma non completò l'opera per aggregarsi alla prima crociata.

In Terra Santa si mise in luce nella presa di Antiochia, avvenuta il 3 giugno 1098.

Eletto capo dei crociati, sconfisse prima Kerbogha emiro di Mossul, e successivamente ricacciò i turchi che avevano assediato i crociati nella città.

Fondò il Principato di Antiochia, e alla partenza verso Gerusalemme di Raimondo di Saint-Gilles, conte di Tolosa e pretendente al principato; come capo dell'esercito difese la città dai bizantini e dai turchi.

Catturato dai turchi, restò loro prigioniero per due anni.

Nel 1104 a corto di denaro e di soldati, lasciata la reggenza al nipote Tancredi rientrò in Italia.

Dopo aver allestito un forte esercito, nel 1107 attaccò l'impero bizantino, ma logorando le sue forze nel lungo assedio di Durazzo, nel settembre del 1108 fu costretto a chiedere la pace all'imperatore Alessio I e dichiararsi suo vassallo.

Morì a Canosa di Puglia il 7 marzo 1111, durante la preparazione di un secondo esercito, lasciando il principato al figlio Boemondo, avuto dalla moglie Costanza figlia di Filippo I re di Francia.

Boemondo I D’Altavilla descritto da Anna Comnena figlia dell’Imperatore Bizantino Alessio I Comneno

« Ora [Boemondo] era uno, per dirla in breve, di cui non s'era visto prima uguale nella terra dei Romani, fosse barbaro o Greco (perché egli, agli occhi dello spettatore, era una meraviglia, e la sua reputazione era terrorizzante). Lasciate che io descriva l'aspetto del barbaro più accuratamente: egli era tanto alto di statura che sopravanzava il più alto di quasi un cubito, sottile di vita e di fianchi, con spalle ampie, torace possente e braccia poderose. Nel complesso il fisico non era né troppo magro né troppo sovrappeso, ma perfettamente proporzionato e, si potrebbe dire, costruito conformemente ai canoni di Policleto... La sua pelle in tutto il corpo era bianchissima, e in volto il bianco era temperato dal rosso. I suoi capelli erano biondastri, ma egli non li teneva sciolti fino alla vita come quelli di altri barbari, visto che l'uomo non era smodatamente vanitoso per la sua capigliatura e la tagliava corta all'altezza delle orecchie. Che la sua barba fosse rossiccia, o d'un altro colore che non saprei descrivere, il rasoio vi era passato con grande accuratezza, sì da lasciare il volto più levigato del gesso... I suoi occhi azzurri indicavano spirito elevato e dignità; e il suo naso e le narici ispiravano liberamente; il suo torace corrispondeva alle sue narici e queste narici... all'ampiezza del suo torace. Poiché attraverso le sue narici la natura aveva dato libero passaggio all'elevato spirito che gli traboccava dal cuore. Un indiscutibile fascino emanava da quest'uomo ma esso era parzialmente contrassegnato da un'aria di terribilità... Era così fatto di intelligenza e corporeità che coraggio e passione innalzavano le loro creste nel suo intimo ed entrambi lo rendevano incline alla guerra. Il suo ingegno era multiforme, scaltro e capace di trovare una via di fuga in ogni emergenza. Nella conversazione era ben informato e le risposte che dava erano fortemente inconfutabili. Quest'uomo del tutto simile all'Imperatore per valore e carattere, era inferiore a lui solo per fortuna, eloquenza e per qualche altro dono di natura. » 


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