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Storia di Rende

Stemma di Rende

Rende

Ecateo di Mileto, storico e geografo greco vissuto dal 560 al 476 a.C., nella sua opera “Periegesis” nomina l’esistenza di otto centri indigeni nell’area settentrionale della terra degli Enotri, tra questi Arintha, l’odierna Rende.

Secondo una leggenda, la città fu fondata da Enotro in persona al suo arrivo in Italia, con il nome di Acheruntia; successivamente fu denominata Arintha, in onore della sorella del re degli enotri, morta sul luogo.

Con l’arrivo dei greci in Calabria e successivamente anche con i Brettii, la città perse d’importanza seguendo per molti secoli le sorti della vicina Cosentia, capitale della Confederazione Brettia.

Durante il periodo romano fu un municipio, e continuò la sua esistenza anche durante l’alto medioevo, seguendo le lotte di dominio tra Longobardi e Bizantini, e tra questi le invasioni dei saraceni, che tentarono di occupare i paesi dell’area di Cosenza nel 902 guidati da Abū Ishāq Ibrāhīm II, nono emiro aghlabide in Ifriqiya, ma senza successo.

Nel 986 il ritorno dei saraceni fu devastante, e gli abitanti dell’area di Cosenza furono costretti a trovare rifugio nelle zone circostanti della Pre Sila e dell’Alto Savuto, dando origine ai Casali del Destro.

Con l’arrivo dei Normanni in Calabria, Rende cadde sotto l’influenza del vescovo di Cosenza.

Nel 1091, per effetto delle troppe tasse la città si rivoltò a Ruggero Borsa, che per sedare la rivolta chiese l’intervento dello zio Ruggero e del fratellastro Boemondo D'Altavilla; quest’ultimo a rivolta sedata, ottenne il controllo della Contea di Cosenza, di cui faceva parte Rende.

Nel 1460, la contea di Rende, affidata a Luca Sanseverino duca di San Marco e futuro principe di Bisignano, comprendeva anche gli abitati di Domanico, CaroleiMendicino e San Fili.

A seguito della Congiura dei Baroni la contea fu sottratta ai Sanseverino e concessa a Pedro Gonzales d'Alarcon de Mendoza, marchese della Valle Siciliana e governatore di Cosenza, la cui famiglia tenne la città fino al 1806, anno dell’eversione della feudalità.


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