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Storia di Rota Greca

Stemma di Rota Greca

Rota Greca

Le prime fonti di un centro abitato dell’area denominato Rotam risalgono all’anno 849 d.C., descritto come rientrante nel gastaldato longobardo di Cosenza.

Già dalle prime testimonianze si evince che un particolare rilievo era dato alla sua posizione geografica, strategica da un punto di vista militare, nonché eccezionale da quello naturalistico, per l'abbondante presenza di corsi d'acqua e di aree fertili particolarmente produttive.

A favore di questa ipotesi, secondo cui in epoca longobarda Rota Greca era ricercata per la sua posizione difensiva, resta il toponimo La Guardiola, di origine longobarda, con cui si indicava una torretta di avvistamento sulla sommità di una collina che domina il borgo.

Si ha notizia dei quartieri di Rota Greca nei documenti e, tra essi, quello di Babilonia, posto dirimpetto alla Guardiola e citato nel XVI secolo, e Mangalavita trovato in documenti del XVI secolo.

Notizie storiche di Rota Greca, si rintracciano anche nell’ XI secolo, quando il monastero benedettino di Santa Maria della Rota viene più volte menzionato nelle coeve, a cominciare dalla Bolla di papa Urbano II del 1089 e nei secoli successivi fino al 1324, quando dimostra la sua fisionomia civile e religiosa, in occasione della raccolta delle decime ecclesiastiche.

Nel 1481 il monastero di Rota Greca fu citata nelle relazioni dei frati benedettini di Cava, presso i quali si fermò San Francesco di Paola in viaggio verso la Francia.

Dal 1542 pare che i frati avessero abbandonato il monastero, il che coincise con la consistente crescita demografica del borgo in gran parte dovuta all'insediamento delle comunità albanesi in Calabria.

All'inizio del XVI secolo le fonti parlano di una popolazione composta in gran parte da arbëreshë di rito greco-bizantino "grecis et albanensibus".

Nel 1571 Gabriele Barrio inserisce Rota Greca tra i casali albanesi posti nel territorio di San Marco Argentano.

Per quanto riguarda il dominio feudale, il territorio fu prima dei Sanseverino e poi della famiglia Cavalcanti di Cosenza che mantenne il feudo fino al 1806, anno dell’eversione della feudalità.


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