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Storia di Papasidero


Centro Storico di Papasidero (CS)

La presenza umana nel territorio di Papasidero si perde nella notte dei tempi, come si evince dai ritrovamenti paleontologici del sito della Grotta del Romito.

Successivamente, diversi millenni più tardi, il territorio fu interessato dalla presenza dei monaci basiliani, che dimorarono in questi luoghi tra l'VIII ed il X secolo, in seguito all'editto dell' Imperatore Leone III l'Isaurico che propugnava l'iconoclastia e alla contemporanea conquista araba della Siria e dell'Egitto.

Il nucleo originario si vuole fondato intorno al Castello situato sulla parte alta dell’abitato.

Con molta probabilità, vista la posizione geografica, ci fu in epoca longobarda un avamposto a guardia della Valle del Lao che sorvegliava le carovane che scendevano lungo il fiume e da questa antica costruzione e/o dal nucleo abitato dei monaci basiliani, si sviluppò in seguito alla conquista normanna il primitivo abitato.

Del centro di Papasidero si ha notizia per la prima volta in documenti intorno al 1200, in cui è descritto come centro abitato cinto da mura e difeso da un castello. Invece, nella Bolla del 1079, con cui Benedetto Alfano arcivescovo di Salerno consacrò Pietro Pappacarbone vescovo di Policastro, viene citato solo il centro di Avena.

Fino al XV secolo la popolazione di Papasidero superò di poco le 200 unità, mentre, nel XVI secolo ci fu un incremento demografico, probabilmente dovuto allo spopolamento dell’abitato di Mercuri, che nel 1439 fu annesso ad Orsomarso come casale. Nello stesso periodo Papasidero fu elevato ad Università Feudale' (Comune) e nel 1510 la Chiesa di San Costantino divenne parrocchia.

Nel 1648 gli abitanti raggiunsero le 1148 unità, poi, a causa di crisi agricole ed epidemiche, la popolazione si dimezzò.

Nel 1744 gli abitanti erano 540, ma già nel 1801 Papasidero registrò un notevole incremento demografico, raggiungendo le 1845 unità, che divennero 2062 nel 1816.

Salvo la parentesi di appartenenza ai Sanseverino (1354) e Accursio Pappacoda di Napoli (1414), dal XVI secolo e fino al 1722 il paese appartenne sempre alla famiglia Alitto, scesa al seguito di Roberto il Guiscardo durante il periodo normanno.

Ritornato in beneficio alla Regia Corte, il feudo di Papasidero fu acquistato dagli Spinelli di Scalea, che lo tennero dal 16 Novembre 1724 fino all’eversione della feudalità, avvenuta nel 1806.

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