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Grecanici

GrecaniciI Grecanici sono una delle tre minoranze linguistiche presenti in Calabria, discendenti dei primi coloni greci giunti in regione a partire dal VIII secolo a.C.

Le Origini Grecaniche e la Prima Migrazione Ellenica

Le prime genti di etnia ellenica giunsero in Calabria subito dopo la caduta di Troia, ma fu solo con la massiccia migrazione iniziata nei primi anni dell’ VIII secolo a.C., che la presenza greca divenne imponente, soprattutto lungo le coste.

In Calabria i coloni greci svilupparono una civiltà che all’epoca non aveva eguali in tutto il mondo occidentale, tanto da essere denominata la Megale Hellas (Magna Grecia), più progrediti e ricchi della stessa Grecia.

La Calabria fu la principale regione in cui avvenne questo cambiamento, difatti le più importanti città, fondatrici a loro volta di altre colonie nel resto d’Italia erano quasi tutte calabresi: Sybaris, Kroton, Locri Epizefiri, Rhegion, Kaulon, Medma, Hipponium e tutte le altre.

La parabola greca iniziò a declinare quando le città iniziarono a farsi guerra tra loro, indebolendo il loro sistema difensivo ed economico, e ricevendo il colpo di grazia con l’arrivo in regione degli agguerriti Lucani e Brettii prima, e successivamente dei Romani, che cancellarono il predominio greco.

Il Ritorno dei Greci in Calabria

Per uno strano scherzo del destino, i romani che con la loro supremazia militare e politica avevano quasi cancellato il mondo greco dall'Italia, furono gli stessi che a partire dal VI secolo d.C. riportarono l’ellenizzazione.
Questa volta i Romani vennero da oriente con il nome di Bizantini, e a partire dal 535 con lo sbarco di Belisario in Sicilia iniziarono una lunga guerra contro gli Ostrogoti, terminata nel 553 con la cacciata dei germani.

Il loro dominio in Italia, soprattutto nell’Italia meridionale, durò fino al 1059, quando i Normanni con la conquista di Reggio, cacciarono per sempre i Bizantini dall’Italia.

Il nuovo dominio greco in Calabria anche se a fasi alterne e in continua lotta con Arabi e Longobardi durò 506 anni.
Furono proprio loro, i Bizantini, a partire dal VII secolo a sostituire l’antico nome di Brutium dato dai romani, con Calabria, traslandolo dal Salento.

La Conservazione della Lingua Greca

Nonostante il mondo greco in Italia terminò nel 1059, la lingua e molti tratti della cultura è arrivata fino ai giorni nostri (il rito ortodosso a Bova fu soppresso solo nel XVI secolo), questo grazie all’impervio territorio reggino, che ha “protetto” i grecofoni nei secoli, rifugiatisi sulle alture dell’Aspromonte per sfuggire alle scorrerie saracene prima, e turche poi.

L’Area Grecanica Calabrese

L’area grecanica calabrese si estende da Capo Zefirio fino alle porte della città di Reggio Calabria, interessando il lembo più meridionale della regione.

Paesi in cui si parla il Greco di Calabria:

Amendolea, Bova, Bova Marina, Condofuri, Condofuri Marina, Gallicianò, Roccaforte del Greco, Roghudi, Roghudi Vecchia.

Paesi a Tradizione Grecofona:

Bagaladi, Brancaloene, Brancaloene Superiore, Cardeto, Fossato, Lazzaro, Melito di Porto Salvo, Marina di San Lorenzo, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Palizzi, Palizzi Marina, Pente Dattilo, Petrapennata, Saline, Samo, San Lorenzo, Staiti.

Lingua Greca di Calabria

Il Greco di Calabria ha molti punti in comune con il greco moderno, con una grammatica semplificata rispetto al greco antico.
La costruzione della frase è identica all'italiano, e segue lo schema soggetto-verbo- complemento oggetto, dovuta probabilmente a una sorta di "italianizzazione" subita dalla lingua.
Allo stesso modo dell'italiano si possono costruire frasi composte da più espressioni concatenate da avverbi, ma i sostantivi si dividono in tre generi: maschile, femminile e neutro.
Gli articoli sono obbligatori come in italiano, esistono gli articoli determinativi (il, lo, la) e indeterminativi (uno una un(o));
i verbi sono anch'essi semplificati rispetto al greco antico.

Protezione e Coservazione della Lingua Grecanica

Il Greco di Calabria viene menzionato nel Red Book dell'UNESCO nelle lingue a rischio di estinzione, insieme al Greco del Salento. Euromosaic lo annovera tra le lingue minoritarie a rischio dell'Unione Europea.


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