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Enotri

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Gli Enotri furono un antico popolo che dimorò in Calabria a partire dai primi anni dell’età del ferro (XI secolo a.C.), fino al VI secolo a.C., quando sopraffatti dall’espansionismo ellenico e dall’arrivo dei lucani e dei Brettii, furono sopraffatti e scomparvero dalla regione.

Non si hanno certezze sulle loro origini, poiché le fonti sono spesso contrastanti, ma molti concordano che siano stati i primi colonizzatori dell’Italia meridionale di provenienza greca.

Alcuni studiosi li identificano con gli Itali, e asseriscono che mutarono il nome da enotri in itali, dal nome di uno dei loro re di nome Italo.

Dionigi di Alicarnasso nel suo Ethnos scrisse:"Primi tra i Greci questi [gli Arcadi], traversando il golfo Ionio si stabilirono in Italia, sotto la guida di Enotro figlio di Licaone... diciassette generazioni prima della spedizione contro Troia.
Fu dunque questa l'epoca in cui i Greci inviarono la colonia in Italia.
Enotro lasciò la Grecia non essendo soddisfatto dell'eredità paterna: avendo infatti Licaone ventidue figli, era stato necessario dividere in altrettante parti la terra degli Arcadi.
Lasciato per questi motivi il Peloponneso e preparata una flotta, Enotro traversò lo Ionio, e insieme a lui anche Peucezio, uno dei suoi fratelli.
Li accompagnavano molti della loro stessa stirpe poiché si dice che anticamente gli Arcadi fossero un popolo assai numeroso e quanti tra gli altri Greci possedevano terra insufficiente alle loro necessità. Peucezio, sbarcata la sua gente nel punto stesso del loro primo approdo in Italia, al di sopra del Capo Iapigio, vi si insediò, e da lui gli abitanti di quella regione furono chiamati Peuceti .
Enotro invece, con la maggior parte della spedizione giunse all'altro golfo... Trovando molta terra adatta al pascolo, ma anche molta idonea per l'agricoltura, per lo più inoltre deserta o poco densamente abitata, dopo aver scacciato i barbari da alcune zone, fondò numerose piccole città sulle montagne, secondo quello che era l'abituale modello insediativo degli antichi. E chiamò tutta la terra che aveva occupato, e che era assai estesa, Enotria, ed Enotri tutti coloro sui quali ebbe il governo".

Aristotele (Politica, VII, 9, 2) scriveva: “Divenne re dell'Enotria un certo Italo, dal quale si sarebbero chiamati, cambiando nome, Itali invece che Enotri. Dicono anche che questo Italo abbia trasformato gli Enotri, da nomadi che erano, in agricoltori e che abbia anche dato ad essi altre leggi, e per primo istituito i sissizi. Per questa ragione ancora oggi alcune delle popolazioni che discendono da lui praticano i sissizi e osservano alcune sue leggi“.

Aristotele (Politica, VII, 10, 2-3) scriveva: ”Italo, re degli Enotri, da lui in seguito presero il nome di Itali e Italìa, l'estrema propaggine delle coste europee delimitata a Nord dai golfi [di Squillace e di Sant’Eufemia], di lui dicono che abbia fatto degli Enotri, da nomadi che erano degli agricoltori stabili, e che abbia imposto loro nuove leggi, istituendo tra l'altro per primo le sissizie”.

Gli enotri fondarono città in quasi tutta la regione, elevando al ruolo di capitale Pandosia, la cui localizzazione pare sia stata identificata nell’attuale area di Acri. Molti attuali centri calabresi, affondano le loro radici in una città fondata dagli Enotri.

Ecateo di Mileto, storico e geografo greco, vissuto dal 560 al 476 a.C., nella sua opera “Periegesis” nomina l’esistenza di otto centri indigeni, nell’area settentrionale della terra degli Enotri, tra questi: Arintha (oggi Rende),  Moenecina (oggi Mendicino), Ixias (oggi Carolei).

Anche Tortora fondata da abitanti dell’antica Blanda vantano origini enotre, così come tantissimi altri centri calabresi.

Di fatto, possono essere considerati il primo popolo che unificò la regione sotto in un’unica nazione, anche se composta da una moltitudine di città stato che riconoscevano in Pandosia la loro capitale.


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