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Brettii

Brettii

I Brettii, denominati in età romana in modo dispregiativo Bruzi, sono considerati per antonomasia il popolo antico della Calabria, quasi come il popolo ancestrale della regione, ma è un’errata convinzione, in quanto, nel momento in cui i brettii si affacciarono per la prima volta sul palcoscenico della storia come entità a se stante, in Calabria vivevano già da diversi secoli i coloni greci e gli altri popoli pre-italici. 

Nel IV capitolo del VI libro del Geografia di Strabone, lo storico greco definisce i Bretti come gente di stirpe sannita, stanziati oltre l’istmo posto tra Cerilli (Kerillous) e Turi (Tourion), a sud dei Lucani.
Strabone fa presente che furono gli stessi Lucani a coniare il nome Brettii, che sta a significare ribelli, quando questi che erano pastori e mandriani al servizio dei Lucani, essendo divenuti liberi per indulgenza dei loro padroni, si ribellarono. Strabone scrive, che questo avvenne quando Dione fece guerra a Dioniso, che sollevò questi popoli gli uni contro gli altri.

Da ciò si evince che, il popolo Brettio fece il suo ingresso sul palcoscenico della storia a partire da IV secolo a.C., in precedenza erano semplicemente una branca dei Lucani e prima ancora dei Sanniti.

Diversamente, il geografo Stefano Bizantino, vissuto nel VI secolo d.C., nella sua opera Ethnikà, riferendosi ad Antioco, ma soprattutto ad Aristofane, fa notare che i Brettii venivano già citati nel V secolo a.C., in particolar modo riferendosi alla “pìssa Brettia”(fr.629), la pece silana (Bruttia pix), che in qualche modo era identificativa di questo popolo; di fatto collocava indirettamente i Bretti al V secolo a.C. 

Confederazione Brettiia

Dal momento della loro rivolta dai Lucani, i Brettii modificarono le loro abitudini e i loro usi, divenendo da semplici pastori nomadi, ad una vera è propria nazione.

Iniziarono in questo modo una lenta e inesorabile espansione verso il sud della Calabria, portandoli in più occasione a scontri, spesso vittoriosi, con le città di greche.

Iniziarono la costruzione di numerosi piccoli villaggi distanti pochi chilometri l'uno dall'altro, intervallati da roccaforti chiamate oppida, nuclei urbani fortificati, nelle quali si riunivano le classi sociali più elevate come i guerrieri, i magistrati e i sacerdoti, anche se molto diffuse furono le fattorie, specie lungo le alture della costa.

Le loro mire espansionistiche, e soprattutto la nascita delle città, portò alla fondazione della Confederazione Brettia, che vide eletta come capitale Cosentia, l’attuale Cosenza.

Oltre Consentia, le principali città confederate furono Pandosia (oggi Acri), Aufugum (oggi Montalto Uffugo), Bergae (oggi Roggiano Gravina), Besidiae (oggi Bisignano) e Ocriculum (oggi Lattarico).

Città secondarie furono Argyros (oggi San Marco Argentano), Clampetia (oggi Cetraro), Linfeo ?, Tauriana (oggi Tareana di Palmi)

Espansione Brettia

Nei due secoli di storia che precedettero la loro disfatta, i Brettii portarono avanti una politica espansionistica e guerriera, accrescendo la loro fama di guerrieri formidabili, astuti e feroci.
Questo portò inevitabilmente lo scontro con le città elleniche della costa, riuscendo a conquistare TemesaTerina ed Hipponion, e a mettere alle strette perfino Kroton, che però non fu mai conquistata e con la quale stipularono un trattato di alleanza nel 317 a.C.
I Greci tentarono di resistere in ogni modo all’avanzata Brettiia, arrivando perfino a chiedere l'aiuto di Alessandro il Molosso re d'Epiro e zio di Alessandro Magno, ma anche il re epirota venne sconfitto, perdendo la vita proprio alle porte di Pandosia nel 331 a.C.
Nel 324 a.C. una delegazione brettia si recò a Babilonia alla corte di Alessandro Magno, per complimentarsi per la vittoriosa spedizione in India.

Fine dei Brettii

Dopo le numerose vittorie militari e la continue mire espansionistiche, inesorabilmente la parabola dei Bretti iniziò a calare quando Roma si affacciò sulla Calabria; nonostante le continue ribellioni e lotte, non riuscirono più a divincolarsi dai romani, che per le loro continue ribellioni li definirono bruzi, ovvero i vili, i bruti. Ma i brettii non furono mai vili, furono solo guerrieri fieri ed indomiti che non vollero mai barattare la loro libertà e dignità, con gli invasori, al prezzo della loro distruzione.

Nel 275 a.C. la Confederazione dei Bretti si alleò con Pirro re dell’Epiro, e con molte delle città della Magna Grecia, per combattere il nemico comune romano. Ma la coalizione non risultò vincente e con la loro disfatta cadde per la prima volta Consentia, che fu annessa alla Repubblica Romana, e nel 270 a.C. alla completa caduta di tutto il territorio sotto il domino dei Romani.

I Bretti in realtà non si sottomisero mai del tutto, e si allearono con Annibale insieme ai Lucani nel 218 a.C., riconquistando Consentia; forti del nuovo alleato, mossero guerra nuovamente contro Roma per riottenere la loro indipendenza. Quando Annibale venne sconfitto e costretto a tornare in patria ordinò ai Brettii di seguirlo, ma al loro rifiuto di lasciare l’attuale Calabria, scatenò l’ira del generale punico, che lasciò dietro di sé terra bruciata, uccidendo molti guerrieri brettii, pur di non rischiare di ritrovarli nelle fila romane come nemici. Successivamente ad Annibale, i Brettii iniziarono una nuova massacrante lotta contro Roma, che li vide sconfitti nuovamente. Il territorio venne di nuovo sottomesso da Servilio, i Brettii vennero puniti duramente, Roma tolse a Consentia la carica di città-stato e sciolse la Confederazione Brettia, confiscò quasi tutto il territorio trasformandolo in colonia romana.

Nel 73 a.C. Consentia e i Bretti tentarono un'ultima volta di riconquistare la libertà e l'autonomia perdute, unendosi alla rivolta che Spartaco aveva mosso contro la Repubblica Romana, scatenando una guerra civile e trovando proprio nei Brettii fieri alleati. Ma nel 71 a.C. dopo due anni di rivolte, Spartaco venne accerchiato e sconfitto dal console Marco Licinio Crasso nei pressi del fiume Sele, e con esso i Bretti.
I Brettii furono puniti nuovamente e subirono l'umiliazione di non poter servire negli eserciti romani come soldati, ma solo come attendenti al servizio dei magistrati della Repubblica.

Infine nel 29 a.C. Consentia divenne colonia sotto Augusto, il quale le concesse la cittadinanza romana dopo essersi assicurato delle totale resa dei Bretti.

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