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Storia di Belmonte Calabro

Stemma di Belmonte Calabro

Belmonte Calabro (CS)

L’alto medioevo segnò la fine di molte città di origine romana e greca, dislocate lungo la costa del Tirreno Cosentino, esposte a continui saccheggi da parte di truppe germaniche prima e corsari saraceni poi, scarsamente protette dai continui cambi di potere, nelle continue lotte che vide di fronte per molti secoli i longobardi ai bizantini.

Dopo molti anni di scontri i longobardi segnarono il confine meridionale del Ducato di Benevento nell’attuale territorio di Longobardi, mentre i bizantini controllavano il resto della Calabria meridionale. In questo periodo, nell’attuale territorio di Belmonte Calabro, sorsero molti villaggi creati dai profughi delle città costiere abbandonate per le continue scorrerie saracene.

Nell'839 gli arabi conquistarono Amantea che divenne un emirato saraceno fino all' 885, anno in cui Niceforo Foca la riportò sotto il controllo di Costantinopoli. In quel lasso di tempo, tutti i villaggi del territorio di Belmonte finiti sotto il controllo saraceno furono distrutti e la popolazione si rifugiò nei boschi e sui monti circostanti.

Per ritrovare una nuova struttura stabile nel territorio bisognerà attendere fino al 1270, quando il Maresciallo del Regno, Dragone de Beaumont, fece costruire il castello che da lui prese il nome, per controllare la cittadina di Amantea che si era ribellata al dominio angioino.

Nei decenni successivi, intorno al Castello di Beaumont sorse un villaggio denominato San Bonaventura in onore di Bonaventura di Bagnorea, protettore del piccolo borgo.

Nei primi anni di vita il nuovo villaggio fu casale di Amantea.

Tra il 1305 ed il 1338 fu sottoposto alla famiglia Mastroiodice o Mastrogiudice, tra il 1338 ed il 1367 ai Cossa o Salvacossa e dal 1367 al 1443 alla famiglia Sacchi.

Negli stessi periodi, i casali di Santa Barbara e Tinga che per molto tempo avevano avuto una propria signoria, furono unificati al territorio di Belmonte.

Un diploma della regina Giovanna I di Napoli risalente al 1345 delimitò il territorio di Belmonte separandolo da quello di Amantea, siglando in questo modo l'autonomia del borgo.

Tra i vari casati nobiliari di Belmonte ci furono i Tarsia, di cui noto è rimasto il barone Galeazzo di Tarsia, poi i Ravaschieri, i Pinelli e ancora Pignatelli che diventarono principi di Belmonte e baroni di Tingia e Santa Barbara.

Nel tempo, all'originario nome di San Bonaventura fu sostituito quello di Belmonte che inizialmente indicava il solo castello.

L'attributo Calabro venne aggiunto con delibera del Consiglio comunale del primo novembre 1862 e successivamente con Regio Decreto 4 gennaio 1863, per la necessità di distinguere il paese da altre località italiane omonime.


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