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Storia di Dipignano

Stemma del Comune di Dipignano

Dipignano

Come molti altri centri delle Serre Cosentine e della Pre Sila Cosentina, Dipignano quasi certamente fu fondato a seguito della fuga dei cosentini da Cosenza, dopo l’invasione saracena avvenuta nel 896, anche se il territorio era stato già popolato in precedenza, come si evince dalla presenza di un romitorio-cimiteriale del VIII secolo, situato nei pressi dell’attuale chiesa dell’Ecce Homo.

I primi documenti storici riguardanti Dipignano risalgono solo al XIII secolo.

Nel XIV e nel XV secolo Dipignano vide fiorire l’artigianato del rame, divenendo famosa ovunque per l’arte dei suoi mastri carderai.

Nel 1487 la corte aragonese concesse a Dipignano "la Reale Beneficenza alla Università e agli uomini della bagliva di Dipignano".

Nel 1644 insieme ad altri 82 casali, venne acquistato dal marchese Vincenzo Salvati, Granduca di Toscana, passando dall’amministrazione regia demaniale a quella feudale; in contrapposizione a questa nuova forma di governo, Giovanni Barracco inviato in Spagna dall’imperatore chiese ed ottenne per i casali l’annullamento della compravendita.

Nel 1647 il mancato rispetto di quanto ordinato dal re portò alla ribellione dei casali cosentini che guidati dagli abitanti di Rovito e Pedace, presero d’assalto la residenza del delegato di Celico mettendolo in fuga.

Nel 1807 a seguito della riforma francese fu elevato capoluogo di Governo, includendo i centri di Tessano, Laurignano, CaroleiDomanico e Paterno Calabro.


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