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Storia di Acri

Stemma di Acri

Parco Nazionale della Sila

Acri (CS)

Le origine di Acri sono molto incerte e ad oggi non è stata data una risposta certa su chi e quando abbia fondato la città.

Dagli scavi effettuati negli ultimi anni, nei pressi del colle Dogna, sono emersi reperti riconducibili a un insediamento umano del bronzo antico.

Alcuni la vogliono fondata dagli japigi, mentre altri sostengono che sia l’antica Pandosia, capitale del popolo degli enotri, presso le cui mura trovò la morte il re d’Epiro Alessandro il Molosso, zio di Alessandro Magno.

In età brettia fu una della principali città della confederazione, per poi arrendersi ai romani nel 203 a.C.

Tra il 650 ed il 670, per sfuggire ad un'intensa epidemia di malaria, gli abitanti della vicina Thurii si riversarono ad Acri, portando un incremento demografico notevole alla città e favorendo le attività produttive e commerciali.

Durante l’alto medioevo fu prima una città longobarda, successivamente bizantina ed infine normanna.

Nel 1185 la città fu devastata da un forte sisma che colpì l’area.

Nel XIV secolo fu città demaniale del Regno di Napoli.

Nel 1462 fu acquistata dal duca di San Marco, Luca Sanseverino, insieme alla città di Bisignano per 20000 ducati.

Nel 1511 dalla città furono espulsi gli ebrei, giunti qualche secolo prima per incrementare l’economia del luogo.

Nel 1806 fu assediata dalle truppe di Antonio Santoro, detto Re Coremme, partigiano della resistenza filo borbonica, contro le truppe d’invasione francesi.


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